giovedì 18 dicembre 2014

ECCO I BIG DEL FESTIVAL DI SANREMO 2015

Carlo Conti ha comunicato i nomi dei partecipanti al prossimo Festival di Sanremo. E MitiCult organizza uno speciale dedicato ai cmmenti delle varie firme del giornalismo italiano. E tra queste non potevamo mancare anche noi. 
Tra l'altro vi ricordiamo che nei giorni prima e durante il Festival potrete leggere la nostra rubrica "Te lo do io Sanremo", dedicata ai retroscena meno noti della rassegna sanremese.


SANREMO 2015: I BIG E LE CANZONI IN GARA

'Una finestra tra le stelle' di Annalisa, 'Adesso e qui' di Malika Ayane, 'Che giorno è' di Marco Masini, 'Straordinario' di Chiara, 'Sogni infranti' di Gianluca Grignani, 'Fatti avanti amore' di Nek, 'Sola' di Nina Zilli, 'Il mondo esplode' di Dear Jack, 'Un attimo importante' di Alex Britti, 'Vita d'inferno' di Biggio e Mandelli, 'Oggi ti parlo così' di Moreno, 'Il solo al mondo' di Bianca Atzei, 'Come una favola' di Raf, 'Voce' di Lara Fabian, 'Io sono una finestra' di Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi (Platinette), 'Grande amore' di Il Volo, 'Libera' di Anna Tantangelo, 'Buona fortuna amore' di Nesli, 'Un vento senza nome' di Irene Grandi, 'Siamo uguali' di Lorenzo Fragola .


QUANTI TRA QUESTI SONO VERAMENTE BIG?

Il momento tanto atteso è arrivato, Carlo Conti ha finalmente svelato i nomi dei big che prenderanno parte al Festival di Sanremo 2015. Un elenco sofferto, ripetutamente interrotto dai break pubblicitari. Ma alla fine il cast della prossima edizione del Festival ha finalmente preso vita confermando qualche nome già trapelato in rete nelle scorse settimane e stupendo tutti con artisti nuovi e insospettabili, primi fra tutti il duo comico de I Soliti Idioti e «la strana coppia» formata da Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, alias Platinette.

Insomma tanto talent, qualche residuato bellico, un paio di bizzarre e incomprensibili presenze, solo pochissimi spunti interessanti e di qualità. Tanti giovani e tanto rap, Amici ed X-Factor saccheggiati e neanche un paio di nomi vecchia scuola presenti.
Che dire? Che va bene presentarsi ad una generazione più «ggiovane» che vada oltre il nazionalpopolare, ma quanti di questi 20 sono realmente big?  
(fonte: il quotidiano, laura.fasano)
 
RABBIA E DELUSIONE TRA GLI ESCLUSI

E tra gli esclusi eccellenti segnaliamo: Marco Ligabue (fratello del più celebre Luciano), Dolcenera, Mariella Nava, Donatella Rettore, Francesco Baccini, Patty Pravo, Enrico Ruggeri

venerdì 12 dicembre 2014

LUPIN III TORNA IN TV E SI TRASFERISCE A SAN MARINO

Lupin III torna con una nuova serie e questa volta ambientata interamente in Italia e a San Marino. Il personaggio sarà più realistico, ma le caratteristiche principali del ladro più famoso dei cartoni animati saranno sempre le stesse.

Un'anticipazione di Lupin in Italia

Lupin III sta per tornare. Nella primavera del 2015, a trent’anni di distanza dall’ultimo “Lupin III parte III” del 1985, andrà in onda in anteprima mondiale sulle Reti RTI una nuova stagione del cartone animato e sarà interamente ambientata in Italia e nella Repubblica di San Marino.

A confermare la notizia è stata la presidenza della TMS Entertainment Co. Ltd di Tokyo, società ideatrice e distributrice del famoso cartone animato giapponese, che ha inviato all’Ambasciata di San Marino in Giappone il comunicato ufficiale del lancio della nuova stagione.

 “In questa serie - ha spiegato il maestro di animazione Kazuhide Takakashi - non è più ritratto il personaggio che abbiamo visto da 40 anni a questa parte, ritagliato su misura per un pubblico giovanile. Il Lupin di oggi è maturato, maniacale, di grande impatto. In questo modo ho voluto cogliere di sopresa il pubblico meno giovane, così come allo stesso tempo sarà una novità per i più piccoli. E’ un nuovo Lupin: più reale ma sempre appartenente al fantastico, come per sua natura. Un po' cool in salsa American College, come sempre divertente a tratti ridicolo, sarà un Lupin III dal carattere estremamente eclettico. Credo proprio che l’eccitazione sarà davvero palpabile”.


Tante le novità in arrivo e nulla è stato precisato sul team del mitico ladro: saranno confermate le presenze di Gigen, Jigen, Goemon e dell’arrivista super sexy Margot? E poi ancora, l’ispettore Zenigata riusciràad avere la meglio su questa invincibile banda? 
(fonte: yahoo)

martedì 9 dicembre 2014

IL 'FANTOZZI DAY' APRE IL 2015. OSPITE PAOLO VILLAGGIO

 Il 10 e l'11 Trieste ospiterà il "Fantozzi Day", una rassegna ispirata e dedicata dal ragioniere più famoso d'Italia. E naturalmente a chiudere la festa ci sarà lui: Paolo Villaggio.




Sarà riproposta la scena dell'incontro di tennis disputato dal ragionier Filini e dal travet Ugo Fantozzi nell'intramontabile pellicola del 1975. Quella del "Ragioniere allora che fa? Batti?", tanto per capirci. 
Poi, sarà il turno della storica corazzata Potëmkin. Questo è solo un piccolissimo assaggio della due giorni di eventi organizzata dalla Green Room che, il 10 e l'11 gennaio prossimi, celebrerà a trecentosessanta gradi il mito del ragioniere più famoso d'Italia, ideato e interpretato da Paolo Villaggio.

Paolo Villaggio che, in carne ed ossa, solcherà il campo del Ponziana , che ospiterà l'evento, per chiudere la manifestazione. Amanti della commedia e delle risate preparatevi insomma ad un irriverente "Fantozzi Day". "L'idea - spiegano gli organizzatori - è nata parlando con il manager di Paolo Villaggio. Ci siamo detti, perché non proviamo a portarlo qui a Trieste e a costruire un evento di portata storica che ruoti interamente attorno al personaggio da lui creato?". Detto e fatto.


Paolo Villaggio nelle vesti del...
Paolo Villaggio nelle vesti del mitico Fantozzi
 "Nel corso della due giorni non saranno solo proiettati gli spezzoni più esilaranti tratti dai film di Fantozzi - sottolineano gli organizzatori - ma ci sarà spazio anche per numerosi eventi collaterali. Sarà infatti possibile partecipare ad una curiosa gara ciclistica "Coppa Cobram" e ad un torneo di calcio che vedrà scontrarsi scapoli contro ammogliati. Non mancherà poi un incontro di tennis con racchette rigorosamente d'epoca". E chissà che qualcuno non azzardi una mise liberamente ispirata a quella scelta da Fantozzi nell'omonima pellicola.

 "Le attività saranno assolutamente gratuite - precisano gli organizzatori - per prendere parte alla serata conclusiva dell'11 gennaio, quella che vedrà la partecipazione di Paolo Villaggio, sarà invece indispensabile acquistare un biglietto, in vendita già da ieri presso il campo del Ponziana".

Insomma, gli ingredienti ci sono davvero tutti. E i fan del travet più sfortunato dello stivale sono avvisati. "Domenica 11 gennaio - concludono gli ideatori della manifestazione - il pubblico potrà non solo riapprezzare le scene più avvincenti delle pellicole di Fantozzi, ma ci sarà inoltre la possibilità di riproporle con la partecipazione diretta di Paolo Villaggio. Sarà davvero divertente". E se a furia di correre e saltare verrete assaliti da un leggero languorino, nessun problema. A saziarvi ci penserà l'immancabile frittatona di cipolla, caposaldo della dieta fantozziana, che verrà servita negli appositi stand allestiti per l'occasione.
 (fonte: il piccolo)

lunedì 8 dicembre 2014

LA CANZONE ITALIANA HA PERSO MANGO. E' MORTO CANTANDO

Mango, uno dei più sensibili cantautori della musica italiana, è morto pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno. Se ne è andato come vorrebbe fare ogni artista: sulla scena, davanti al suo pubblico. Cantando uno dei suoi più grandi successi: "Oro". Si è interrotto, ha detto "scusate" ed è partito. Inutili i soccorsi sul palcoscenico. I funerali sono previsti per mercoledì.

Pino Mango
E’ quasi mezzanotte quando Mango sale sul palco. Dice che è tardi ma ci scherza su e comincia il suo concerto, momento-clou di una serata organizzata dalla World of Colors, onlus che lavora soprattutto per progetti umanitari in Guinea-Bissau.

Mango è un orgoglio lucano. Vive e lavora in Basilicata. «I nostri figli sono cresciuti qui», ricorda poco prima Laura Valente, compagna di vita dell’artista di Lagonegro, salita sul palco anche lei nel corso della serata di beneficienza. Uno di loro, fra l’altro, è, giovanissimo, già percussionista della band di Mango.

Comincia l’esibizione del cantante, tanto attesa. Simbolicamente, come a ribadire l’amore per la sua terra, con “Nella mia città”, al termine della quale saluta i suoi fan più sfegatati, che, sottolinea ringranziandoli, lo seguono come un’ombra in tutta Italia e che sono arrivati anche qui in provincia di Matera, a Policoro; sugli spalti sono assiepate circa tremila persone.

L’artista pare un pochino nervoso. Si dice infastidito da un cameraman al quale chiede due volte di abbandonare l’area immediatamente sottostante il palco: «Perdonami, devo fare il mio lavoro», gli dice dal microfono. Poi sembra fermarsi un attimo, forse distratto da due bambini che giocano mentre lui canta.

Introduce una cover di “Amore che vieni, amore che vai” raccontando di avere sognato, una volta, di bere del buon vino assieme a Fabrizio De Andrè. Poi, con lui sul palco solo il chitarrista, si siede alla tastiera, dice distrattamente di sentire caldo (ed è in maniche di maglietta), quindi introduce “Oro”, una canzone «che avete cantato tutti», esclama ridendo. Mango inizia l’interpretazione, il pubblico la intona con lui. La sua limpidissima voce, però, si impasta strofa dopo strofa.  Lui suona, ad un certo punto solleva il braccio sinistro che, tornando sullo strumento, si irrigidisce. Una nota sbagliata fa scattare l’applauso, come a perdonare il campione della canzone che sbaglia un goal facile sottoporta. Il chitarrista cerca di riavviare lo show, forse pensando ad una piccola incomprensione artistica.



Per qualche attimo qualcuno pensa anche ad una improvvisazione musicale non perfettamente riuscita, ma poi è lo stesso Mango ad alzare la mano destra e a pronunciare quella che rimarrà la sua ultima parola: «Scusate». Sale sul palco un collaboratore, poi altri due. Il chitarrista gli si avvicina. Provano ad aiutarlo, ma il cantante perde i sensi. Il pubblico capisce il dramma. Per una manciata di secondi lo chiama: “Pino, dai Pino”. Mango viene fatto stendere dietro la tastiera. Qualcuno, probabilmente immaginando un problema di pressione, gli alza le gambe.

Pochi attimi e arrivano medici e sanitari che si accorgono immediatamente della gravità della situazione: «Ha avuto un infarto massivo». Gli praticano la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco. Perdono il polso, poi sembrano ritrovarlo. Arrivano defibrillatore e ossigeno. Davanti ai suoi fan ammutoliti Mango viene messo su una barella. Quando la portano giù dal palco le cose precipitano di nuovo. Sembra esanime. Si decide di non metterlo su una delle ambulanze che stazionavano fuori dal Palaercole per l’evento ma di portarlo in una stanza attigua al palco che viene chiusa dagli addetti alla sicurezza.



Secondo quanto riferito, lì dentro, per più di quaranta minuti, si tenta il tutto e per tutto con vigorosi massaggi cardiaci e utilizzando ripetutamente il defibrillatore. Ma lui, il campione della musica lucana, sembra essersene andato. Non risponde alle sollecitazioni. La moglie Laura, i suoi collaboratori ne invocano il risveglio con urla disperate: “Pino, Pino”, si sente gridare. Niente. Mango viene trasferito alle due di notte al vicino ospedale di Policoro, dove arriva già morto, lasciando nello sgomento gli amanti del belcanto e un’intera regione. 
(fonte: la stampa)

venerdì 5 dicembre 2014

ROMINA POWER TORNA AL CINEMA

Romina Power torna al cinema dopo 7 anni di assenza e lo ha fa in un film impegnato, non esente da critiche positive e negative. "Il segreto di Italia" racconta la storia di una strage partigiana in provincia di Padova.
 



 Ecco «Il Segreto di Italia», pellicola che racconta la strage di Codevigo, quando nel 1945 nella campagna in provincia di Padova vennero uccisi militari fascisti e civili.  Protagonista Romina Power, l'ex signora Carrisi nella sua «quinta vita» dopo aver indossato i panni di attrice, cantante, personaggio televisivo e pittrice.

Il suo ritorno sulla scena a 63 anni suonati è così importante che Bruno Vespa l’ha ospitata nel suo talk show “Porta a Porta” per il lancio del lungometraggio.«Dopo 7 anni sono tornata al cinema perché mi è stato finalmente offerto un film interessante, commovente, profondo, trattato con delicatezza, un ruolo entusiasmante, un copione poetico anche se tragico» spiega Romina Power.

La scenografia è firmata da Virginia Vianello (nipote dell’attore Raimondo), attori quasi dilettanti e tra i finanziatori la film commission della Regione Veneto (che ha contribuito con 25 mila euro per il suo valore di produzione culturale) e sponsor privati.
(fonte: l'espresso)

giovedì 4 dicembre 2014

NINO CASTELNUOVO: LA MIA VITA DA QUASI CIECO

Nino Castelnuovo, chi lo ricorda nella pubblicità dell'olio Cuore, chi nel Renzo televisivo de "I Promessi Sposi". Era uno dei volti noti della tv e del cinema italiano, poi la malattia agli occhi e investimenti sbagliati ne hanno rallentato la carriera e ridotto la qualità della vita. Oggi, a 78 anni appena compiuti, le cose più preziose che ha sono suo figlio e la sua bella moglie (foto sotto).

Nino Castelnuovo con la moglie

«Alla sera, prima di addormentarci, mia moglie  mi chiede: “Nino, sei stanco?” Io le rispondo sempre di no. Lei allora apre il libro che avevamo chiuso il giorno prima  e, mentre le stringo la mano, inizia a leggerlo, capitolo dopo capitolo, con la sua meravigliosa voce».

Nino Castelnuovo, popolare protagonista de "I Promessi Sposi" televisivi, da anni  non vede quasi più. L’uomo che una trentina d’anni fa saltava allegramente  la staccionata per la pubblicità di un noto olio da cucina, ora fatica anche a camminare: «Si – ammette Castelnuovo – ho completamente perso l’uso dell’occhio destro e con il sinistro vedo al 50 per cento delle possibilità.  Mi muovo con circospezione, attento a non inciampare. E leggo con l’aiuto degli occhiali. Spesso penso che questa non sia vita. A volte  mi è balenata  anche l’idea di farla finita. Capita soprattutto la mattina, al risveglio. Dura giorni e mi chiedo: che senso ha tutto questo? Poi per fortuna passa. Anche se ho superato la boa dei  75 anni, ho tre buoni motivi per andare avanti: mio figlio Lorenzo ,  avuto 20 anni fa  da Danila, la mia ex compagna. Maria Cristina, la mia giovane moglie di 42 anni che ho sposato quattro anni fa. E infine  il lavoro, che mi tiene vivo».

Da diciassette anni Castelnuovo combatte la malattia degenerativa agli occhi. Tutta colpa di un glaucoma che lo colpì  tanto tempo fa. Ricorda. «Una quarantina d’anni fa, una  mattina, mi svegliai con l’idea che ci fosse del fumo in casa. Spalancai allora le finestre. Ma non bruciava niente intorno a me. Era la mia vista che si stava appannando. Progressivamente la vista calò fino a quando nel 2006 i miei problemi divennero evidenti. Mi muovevo a fatica, quasi trascinandomi e l’occhio destro vedeva ormai solo ombre. Non ero abituato alla menomazione, non sapevo come reagire a quella vita che non era più la stessa, che non era più la mia, quella di un uomo combattivo. Dunque,  i primi tempi fui costretto a ricorrere a un supporto psicologico per non cadere in depressione. Certo, oggi se volessi riavere l’uso  della vista, dovrei sottopormi a un’operazione di cellule staminali. Mi sono messo in lista d’attesa, nonostante la mia età e la ricerca sia ancora sperimentale. Ma a volte mi domando:  riuscirò mai a sottopormi a questo intervento? Magari morirò prima».

Riesce a lavorare anche con questo handicap? 

Sì. Posso farlo, seppure a fatica, imparando il copione a memoria  che leggo da solo o con l’aiuto di Maria Cristina. Ma soprattutto devo farlo. Per non lasciarmi andare. Sa, mi sono proprio  impigrito in questi ultimi anni. E se non fosse per quella santa donna di mia moglie, adesso me ne starei tutto il tempo seduto in poltrona a guardare la tv. Invece lei ogni giorno mi scuote dal torpore e mi ordina di uscire a fare una passeggiata insieme al parco della Caffarella, che si trova nel quartiere dove abito qui a Roma. Poi, dopo la passeggiata, torniamo e prepariamo la parte del nostro spettacolo teatrale intitolato L’Estate è già altrove. Anche Maria Cristina infatti fa l’attrice e ci siamo conosciuti anni fa proprio su un palcoscenico mentre recitavamo la commedia Una dozzina di rose scarlatte.

Nino Castelnuovo è stato un attore popolarissimo. Nel 1964 gli si aprirono le porte di Hollywood, ma quando ormai sembrava proiettato verso una carriera internazionale, Nino virò la propria vita. Senza volerlo: «È vero – conferma -. Senza volerlo. Io ero interessato al cinema, a Hollywood, ma proprio in  quel periodo mi proposero di interpretare Renzo Tramaglino nello sceneggiato Rai I Promessi sposi. Arrivò una telefonata da parte del segretario del leader politico della democrazia cristiana Giulio Andreotti. Una telefonata  alla mia agenzia. “Lui deve esserne il protagonista. Andreotti ci terrebbe moltissimo”. Questo era la sintesi del “colloquio”. Volevo rispondere no. Però quella telefonata suonava  come un ordine. E poi la tv dell’epoca regalava una popolarità incredibile. Me ne accorsi la mattina dopo la prima puntata dei Promessi Sposi. Per strada tutti mi fermavano, tutti si congratulavano con me. E anche Papa Paolo VI volle conoscermi. Insomma, avevo rinunciato a Hollywood, ma non potevo lamentarmi. Ormai il mio successo era inarrestabile».

Quanta  nostalgia ha del passato, di quanto  la malattia gli abbia tolto da un punto di vista professionale?

Che vuole che le dica. Ho avuto una bella vita e  anche per questo la nostalgia è tanta. La gente per strada mi riconosce e mi chiede subito che fine abbia fatto.

Poi,  immancabilmente, cita la   pubblicità dell’olio Cuore, interpretata dal 1977 al 1984, per sette lunghi anni. Quella della staccionata, per intenderci. «Però sarei disonesto a dire  che la malattia mi abbia tagliato le gambe, da un punto di vista artistico. In fondo a settant’anni anche io mi sarei incamminato verso il viale del tramonto. È inevitabile. Lo è per tutti. Lo è stato anche  per Gassman, Mastroianni, Sordi, Tognazzi, i più grandi attori della mia generazione. Ma invecchiare è davvero brutto per uno come me. Prima, ai tempi d’oro della mia carriera, ricevevo almeno cinquanta telefonate al giorno da amici e colleghi. Adesso si contano sulle dita di una mano, anche perché il 90 per cento delle persone che conoscevo non ci sono più».


C’è stato un episodio che le ha fatto capire che le cose non giravano come un tempo?

Sì, è legato proprio alla malattia. Nel 2006 avevo firmato un contratto per interpretare il film tv, di Canale 5, Questa è la mia terra. Ma si era sparsa la voce che avessi pochi mesi di vita. E allora mi tolsero il ruolo. Appena venni a saperlo smossi tutte le conoscenze, chiamai il mio amico Maurizio Costanzo e per fortuna dopo settimane riottenni la parte. Però in quei precisi momenti ebbi la convinzione che la mia carriera si stava spegnendo: ma allora è proprio finita? Mi chiedevo. Anche se alla fine, poi,  non ci si abitua mai. E io non voglio abituarmi, perché ripeto, il lavoro per me è importantissimo e  mi aiuta a tenermi in vita. Come mi aiuta la presenza di mio figlio».


Nella sua vita ha altri rimpianti?

Di essermi fidato troppo delle persone. Di una in particolare. Un consulente di banca che sottrasse a me e ad alcuni clienti tutti i risparmi di una vita, 180 milioni di lire. Oggi sarebbero circa 100mila euro ma negli anni 80 valevano molto di più. Era il prezzo di una casa di almeno duecento  metri quadri al centro di Roma. Ricominciai da zero. Ma ormai, lo sapevo già,  grosse cifre non ne avrei più guadagnate. La parte migliore della mia carriera era alle spalle. Mi rassegnai. Oggi non muoio di fame ma devo accontentarmi di vivere con quello che mi serve. In fondo per me è stato più facile di altri accettare questa condizione: sono nato povero. Dopo i soldi e il successo del passato ora sono tornato alle origini. Con rassegnazione. Eppure le confesso che  per essere felice, più dei soldi, mi basterebbe riuscire a saltare ancora la staccionata».

(fonte: luciogiordano

martedì 2 dicembre 2014

UMBERTO TOZZI RICORDA L'AMICO JOE VESCOVI

Umberto Tozzi ha condiviso anni sul palco assieme a Joe Vescovi. L'ex tastierista dei Trip aveva lavorato come componente della Tozzi in uno dei periodi più fortunati della carriera del cantautore torinese. Insieme con Gianfranco Segatto, Fortunato Saccà, Mao Granata ha accompagnato Tozzi in centinaia di concerti, tra cui quello mitico alla Royal Albert Hall, dal quale era stato estratto un album dal vivo. Tozzi ha voluto ricordare con queste parole l'amico scomparso.

Red&Red: Joe Vescovi e Umberto Tozzi

 Caro Joe,

solo io, Mao, Fortu e Gianfra, sappiamo quanti momenti di Gloria abbiamo vissuto.
Insieme a te, girando il mondo nei vari Tour che abbiamo fatto,negli anni piu' belli e importanti della mia carriera. Dalla sala prove a Tabiano Castello all'Australia, suonando insieme nei piu' bei posti del mondo, dall'Albert Hall di Londra all'Opera House di Sidney.
 
Gli altri non sanno quanto tu sia comunque stato il nostro faro guida,per la tua professionalita' e l'impegno che hai sempre messo affinche'i nostri concerti fossero perfetti e piu' Rock possibili. Perche'quella e'sempre stata la tua anima,sia nella vita che nella professione. 

Sei poi stato per noi, l'unico "Navigator" in tutti i viaggi che abbiamo fatto insieme. Solo tu sapevi anche in aereo,passando sulla Groenlandia quanti abitanti vivevano e come, 10.000 metri sotto il nostro aereo che ci portava chissa dove... Quanto abbiamo viaggiato insieme! Quanto abbiamo riso e ci siamo divertiti insieme....

Per me, Mao, Fortu e Gianfra eri il nostro riferimento, anche se spesso il nostro gioco era pesante, come successe a New York, quando abbiamo cercato di cambiarti la combinazione della tua valigia, per mandarti nel panico al momento dell'imbarco,visto che li avevi il tuo passaporto. Eh si, Joe.....tante ne avrei da ricordare.... E da raccontare....
 
Ti ho sempre voluto tanto bene.....e non solo io. Starai sicuramente meglio dove sei, lasciando a noi il compito di piangere, perche' anche se ci vedavamo poco, tutti noi abbiamo sempre parlato di te, ricordandoti sempre con tanto affetto come per caso e' successo oggi: ero con Monica, che mi ha dato questa triste notizia, con sua mamma Rina e con la sorella di Monica, Emanuela.
Persone con le quali anche tu hai passato goliardicamente tanti bei momenti. 
Ci ritroveremo su un palco in Paradiso Joe. Tienimi un posto come chitarrista. Rock, naturalmente! 
Il tuo sincero amico Umberto Tozzi.

lunedì 1 dicembre 2014

ALBERTO FORTIS TORNA CON "DO L'ANIMA"

Alberto Fortis è tornato con un nuovo album dopo quattro anni di lavoro. Il singolo "Do l'anima", che dà anche il titolo all'album è un viaggio nel tempo, che punta sulla melodia.

Cantautore: Alberto Fortis
 È uscito il video di 'Do l’Anima', il brano che dà il titolo al nuovo album di Alberto Fortis, pubblicato a fine settembre, che il 7 dicembre, riceverà il prestigioso Ambrogino D’Oro al Comune di Milano. "Il messaggio del video sta nel suo spaziare attraverso l'età e le generazioni che compongono la nostra vita, che cresce e si modifica attraverso il più sublime dei messaggeri: l'anima – dice Fortis, ideatore della sceneggiatura del video – L'anima viaggia attraverso il tempo, dimostrandoci che le maschere e la finzione sono parte della vita, ma concorrono a mettere la vita da parte. Perché così il principe del tempo si perde, la vita passa, le maschere rimangono. Allora quel piccolo spazio che tutto cambia, cerchiamo di riempirlo con il senso della vita e del tempo che si incontrano, come natura vuole, come il bambino sa, avendo capito già allora, da bambino, che il codice virtuale, in cui oggi viviamo, arte e musica compresa, è l'essenza della vacuità. Può darsi un antidoto esista: dare l'anima. Vi auguro buona Visione".

Nel video, girato nella sua casa natale a Domodossola. Fortis ripercorre i ricordi della sua gioventù e, attraverso la figura metaforica del principe del tempo, decide di togliersi la maschera dell’ipocrisia per essere finalmente sé stesso. L’album 'Do l’Anima' racchiude quattro anni di lavoro ed è stato realizzato in modo atipico e suggestivo, insieme al co-produttore Lucio Fabbri.



È stato proprio Fabbri a suggerire ad Alberto un approccio insolito: puntare tutto sulla melodia mettendo da parte la poliedricità compositiva che da sempre è uno dei marchi di fabbrica di Fortis. Le 11 canzoni di 'Do l’Anima' – che vedono la partecipazione di Biagio Antonacci, Roberto Vecchioni e Carlos Alomar – tendono all’essenza. Sono tutte rivestite di purezza e genuinità. Un lavoro che affronta sì temi che parlano dei valori fondamentali ma sempre al servizio del quotidiano. Quello che cambia, rispetto al passato, è la chiave d’accesso, che ora è sorprendentemente più carnale e viscerale.
(fonte: adnkronos)

ADDIO A JOE VESCOVI, ICONA DEL PROGRESSIVE ITALIANO COI TRIP

Un altra colonna della musica italiana ci ha lasciati. Joe Vescovi, leader dei Trip, band progressive degli anni 70, e tastierista dei Dik Dik e di Umberto Tozzi è morto venerdì scorso a San Benedetto del Tronto. Ieri i funerali a Grottammare.


Joe Vescovi, "imperatore" delle tastiere prog

Il progressive italiano ha perso uno dei suoi leader storici: Joe Vescovi. 65 anni, musicista savonese, Vescovi era stato leader dei Trip, una delle band più celebri della grande stagione del rock italiano dei primi anni Settanta.

Vescovi aveva fondato il suo primo gruppo rock, "The Lonely Boys", all'età di 17anni; con questa band aveva suonato in Germania e nei Paesi Bassi, senza ottenere molto successo. Tornato in Italia, ha suonato per un po’ in una band chiamata "Toto e i Tati" guidato da un allora sconosciuto Toto Cutugno. Alla fine degli anni '60 Vescovi si unì ai Trip, gruppo di Torino.


 
Tastierista di grande qualità, nel gruppo (di cui per un breve periodo fece parte anche Ritchie Blackmore, che poi divenne celebre insieme ai Deep Purple) divenne rapidamente il punto di riferimento.

Sulla scia della grande popolarità ottenuta negli anni 70 da band come Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso, i Trip entrarono di diritto nel gotha del progressive italiano grazie ad album come "Caronte e Atlantide", che ottenero grandi elogi dalla critica e che erano profondamente caratterizzati dalle tastiere di Vescovi. La band riuscì a creare uno stile inedito e molto internazionale, mescolando blues, psichedelia e influenze sinfoniche, e a ottenere attenzione anche all'estero.



Il tramonto del progressive coinvolse anche la band di Vescovi, che chiuse la fase migliore della sua carriera nel 1973 con l'album "Time of change". Dopo lo scioglimento del gruppo, Vescovi entrò per un breve periodo negli Acqua Fragile e poi iniziò la sua lunga collaborazione con i Dik Dik. Vescovi fu chiamato anche da Ritchie Blackmore, che cercava un tastierista per i suoi Rainbow, ma alla fine il chitarrista scelse David Stone.



Negli anni 80 Vescovi ha lavorato spesso con Umberto Tozzi. Negli ultimi anni aveva riformato i Trip con Furio Chirico e il bassista Arvid Wegg Andersen (scomparso nel 2012) partecipando tra l'altro al Prog Exhibiton di Roma e all'Italian Progressive Rock Festival di Tokyo (dove viene registrato Live in Tokyo 2011).
(fonte: repubblica)

domenica 30 novembre 2014

SUPERCLASSIFICA STORY, LE TOP TEN DELLA SETTIMANA NEL 1974, 1984 E 1994

Musica revival? Amarcord musicale? Niente di tutto ciò! Ogni domenica "Superclassifica Story" vi accompagna nel passato per svelarvi le top ten italiane della settimana 20, 30 e 40 anni. un modo per riflettere sulla musica di quel tempo, risentire canzoni indimenticabili e confrontarle con quelle di oggi.


TOP TEN DEL 30 NOVEMBRE 1974


  1. Bella senz'anima -Riccardo Cocciante
  2. Bellissima - Adriano Celentano
  3. Rock your baby - George McCrae
  4. E tu - Claudio Baglioni
  5. Sugar baby love - The Rubettes
  6. T.S.O.P. - M.F.S.B.
  7. Dicitencello vuje - Alan Sorrenti
  8. Ave Maria - Eumir Deodato
  9. Snoopy - Johnny Sax
  10. E la vita, la vita - Cochi e Renato

TOP TEN DEL 1° DICEMBRE 1984


  1. I Just Called To Say I Love You - Stevie Wonder
  2. Careless Whisper - George Michael
  3. Smalltown Boy - Bronski Beat
  4. The War Song - Culture Club
  5. All Of You - Diana Ross & Julio Iglesias
  6. Forever Young - Alphaville
  7. The Wild Boys - Duran Duran
  8. Ci vorrebbe un amico - Antonello Venditti
  9. Love Resurrection - Alison Moyet
  10. Maybe One Day - Creatures

TOP TEN DEL 3 DICEMBRE 1994



1. The mountain of king - Digital Boy with Asia                    
2. It's a rainy day - Ice MC     
3. Hymn - Cabballero 
4. Senza parole - Vasco Rossi   
5. Stay with me - Da Blitz           
6. Sure - Take That   
7. Saturday night - Whigfield
8. Short dick man - 20 Fingers 
9. Spin the black circle - Pearl Jam
10. Always - Bonjovi

martedì 25 novembre 2014

UMBERTO TOZZI COMMENTA LA CONDANNA PER EVASIONE FISCALE

Umberto Tozzi ha preso male la condanna per evasione fiscale. Si è difeso e ha attaccato. Uno scenario già visto. Non è l'ultimo dei vip a trovarsi in tale situazione. A lui ora di dimostrare la sua verità.

Umberto Tozzi
"Da cinque anni la Guardia di finanza mi bracca. Alla fine dei miei concerti uomini del corpo mi fermano per fare conti e controlli, mi seguono, mi fotografano, mi trattano come il peggiore dei terroristi, come uno spacciatore, come un criminale. Spendono forze ed energie, e soldi dei contribuenti, per sorvegliare Umberto Tozzi. Io non sono un mostro. Né un evasore fiscale. Io pago le tasse sia in Italia sia nel Principato di Monaco, dove vivo da ventidue anni".

E' l'amaro sfogo  di Umberto Tozzi, dopo che la corte d'appello di Roma lo ha condannato a otto mesi di reclusione e al pagamento di 800mila euro di multa per evasione fiscale. "Credo nella giustizia, ma non patteggero' mai. Quando il mio avvocato mi ha comunicato la sentenza, sono ammutolito. Non riuscivo nemmeno a parlare dal dolore che provavo di farla finita con la musica e con la vita. Per fortuna c'e' la mia famiglia, che mi ha salvato. Io in Italia non ho nulla. Nemmeno una bicicletta. Non sono come altri artisti, che millantano residenze all'estero".



"Sto anche soffrendo di depressione. Ripeto, e' solo grazie a mia moglie se non ho fatto gesti estremi". Oltre all'affetto della famiglia Tozzi si e' anche rifugiato nella fede: "Avevo perso di vista la preghiera, ma un recente viaggio a Medjugorje con l'allenatore dell'Inter Roberto Mancini mi ha fatto riaccendere i contatti con il Cielo. E ne sono felice, felicissimo".
(fonte: askanews)

lunedì 24 novembre 2014

SANDY MARTON A ROMA PER UN WEEK END ANNI '80

Un grande fine settimana all'insegna degli anni '80: a Roma arriva Sandy Marton con le sue melodie dance made in Ibiza. Appuntamento venerdì 28 sul piazzale dello stadio Olimpico.

Sandy Marton from Ibiza

Icona degli anni ’80 Sandy Marton sarà protagonista di uno spettacolo, a Roma, venerdì 28 novembre, allo Chalet nel Bosco sul piazzale dello Stadio Olimpico. Durante la serata si esibirà proponendo i grandi classici della sua carriera

Sandy Marton scoperto dal talent scout Claudio Cecchetto nel 1983 esordisce col singolo intitolato ‘Ok Run’ prodotto dallo stesso Cecchetto. Il brano sarà utilizzato come jingle nella pubblicità della console di videogiochi Philips Videopac.
 
L'anno successivo, con l’inconfondibile ciuffo biondo e tastiera elettronica a tracolla, arriva il grande successo col brano disco-dance in inglese ‘People from Ibiza’ che in breve tempo diventa uno dei tormentoni più conosciuti della disco dance Made in Italy. Il pezzo anche dopo la grande attenzione mediatica dovuta ai Mondiali dell’82 contribuisce a spostare in massa i giovani italiani in vacanza in terra iberica.
 


Cecchetto fonda attorno al personaggio di Marton, improvvisamente diventato un idolo delle teen-ager italiane, la casa di produzione Marton Corporation e l'etichetta discografica Ibiza Records.
Il successo si rinnova nel 1985 con "Exotic and Erotic" e nel 1987 con "Camel by Camel".
 
Marton è una delle star di molte edizioni del Festivalbar degli anni '80. Negli anni '90 torna in Spagna dove abita una mega discoteca a Madrid; ritorna in Italia nel 1999 inviato del programma di Italia 1 "Meteore". Nel nuovo millennio Sandy Marton è comparso nel programma "Cocktail d'Amore" condotto da Amanda Lear e in programmi rievocativi degli Anni '80 come "One Shot Evolution". Naufrago indimenticato della terza edizione de "L'Isola dei famosi", nel 2005 su Rai Due, è passato poi per i microfoni di Radio 101 durante il programma Estate 101.
(fonte: il messaggero)

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domenica 23 novembre 2014

SUPERCLASSIFICA STORY, LE TOP TEN DELLA SETTIMANA NEL 1974, 1984 E 1994

Le canzoni mitiche degli anni '70, '80 e '90. Le top ten di questa settimana 20, 30 e 40 anni fa. Ogni domenica le potete trovare qui, su MitCult, in "Superclassifica Story".


TOP TEN DEL 23 NOVEMBRE 1974


  1. Bella senz'anima -Riccardo Cocciante
  2. Rock your baby - George McCrae
  3. T.S.O.P. - M.F.S.B.
  4. Bellissima - Adriano Celentano
  5. E tu - Claudio Baglioni
  6. Sugar baby love - La quinta faccia
  7. Ave Maria - Eumir Deodato
  8. Innamorata - I cugini di campagna
  9. Snoopy - Johnny Sax
  10. Più ci penso - Gianni Bella

TOP TEN DEL 24 NOVEMBRE 1984


  1. I Just Called To Say I Love You - Stevie Wonder
  2. Smalltown Boy - Bronski Beat
  3. The War Song - Culture Club
  4. Forever Young - Alphaville
  5. All Of You - Diana Ross & Julio Iglesias
  6. Ci vorrebbe un amico - Antonello Venditti
  7. People From Ibiza - Sandy Marton
  8. Careless Whisper - George Michael
  9. The Wild Boys - Duran Duran
  10. Such A Shame - Talk Talk

TOP TEN DEL 26 NOVEMBRE 1994



1. The mountain of king - Digital Boy with Asia                    
2. It's a rainy day - Ice MC     
3. Senza parole - Vasco Rossi
4. Sure - Take That   
5. Hymn - Cabballero            
6. Saturday night - Whigfield This Time - Fargetta  
7. Stay with me - Da Blitz
8. Secret Madonna
9. Short dick man - 20 Fingers
10. Always - Bonjovi

sabato 22 novembre 2014

BOMBOLO, ECCO LA PRIMA AUTOBIOGRAFIA UFFICIALE

E' uscita la prima biografia autorizzata di Bombolo, una chicca per tutti i fan di questo grandissimo e inimitabile personaggio. Come lui mai più nessuno. E non poteva mancare il ricordo di Tomas Milian.

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Franco Lechner, in arte Bombolo, è morto a 55 anni, nel 1987, ma il suo personaggio dalla faccia da schiaffi sopravvive ed è figura iconica dei film anni '70.  E' la prima la prima biografia autorizzata dai famigliari. Si chiama "E poi cominciatti a fa' l'attore" e mai titolo fu più adatto perché, come raccontava Lechner stesso, la carriera cinematografica per lui fu davvero una sorpresa, un puro caso.
Venditore ambulante di piatti al mercato di Trastevere a Roma, fu scoperto da Pierfrancesco Pingitore e Mario Castellacci al ristorante Picchiottino dove spesso pranzava dopo il solito giro per il centro di Roma a vendere la sua mercanzia tirandosi dietro il carrettino. "Scusi, ma quello chi è?" avevano chiesto i due a Picchiottino. "Quello è Franco, è del quartiere...". Gli mostrarono il loro interesse per le sue innate capacità recitative e gli lasciarono un biglietto con un numero di telefono. 
Franco lo mise in tasca senza dargli molto peso. "Il cinema? L'attore? Ma chi l'ha fatto mai... Io me ne vado cor carettino chè è mejo..."Debuttò al cinema e poi al Salone Margherita a 40 anni suonati. 
Bombolo e lo schiaffo dell maresciallo Giraldi
Il libro parte da un'intervista esclusiva raccolta in Florida con Tomas Milian, compagno di Bombolo e di tante "pizze" in viso; procede con testimonianze altrettanto esclusive di Pierfrancesco Pingitore, Maurizio Martufello, Marina Marfoglia, Riccardo Modesti, Lino Patruno, Mario Donatone, Gianni Principessa e tanti altri. Oltre ai ricordi dei colleghi e degli amici artisti ci sono i racconti, le fotografie, i documenti inediti offerti dalla famiglia Lechner: dalla moglie Regina ai figli Alessandro, Stefania e Daniela. 
Firma la biografia (edita da Ad Est dell'Equatore, pagg. 168) il trentanovenne Ezio Cardarelli, che nella vita fa il poliziotto, come Nico Giraldi, il personaggio tante volte interpretato da Milian che tanto somiglia a Er Monnezza.
La prefazione è di Marco Giusti, critico cinematografico e fan di Bombolo. "Lo avevo adorato sia come Venticello nei polizieschi con Tomas Milian diretti da Bruno Corbucci sia nei grandi film di Pippo Franco diretti da Pier Francesco Pingitore, come Il casinista e L'imbranato, autentici capolavori del genere, dove fa il cognato di Pippo, cattivo come pochi col protagonista", dice Giusti. 
E prosegue: "Un libro sulla vita e le opere di Bombolo? Certo che ne abbiamo bisogno. Perché non ci sarà mai più un altro Bombolo nel cinema italiano. E ci mancano le sue battute al punto che già a leggerne di nuove in questo libro ci esaltiamo. Il fatto è che Bombolo non era esattamente un attore, era qualcosa di reale, di pesantemente vitale e scatenato, precipitato nel pieno del teatro e del cinema comico italiano degli anni '70 e primi '80. Come un meteorite. Quando arrivò sui nostri schermi, fra tv e cinema, lo riconoscemmo subito: in quel tipo di cinema, si muoveva meglio di tutti. 
Tra gli ultimi caratteristi italiani è un gigante, fisico e voce impensabili per qualsiasi altro cinema che non sia quello italiano più sporco e sudato. Con una voce inconfondibile e facilmente imitabile dai ragazzini è il caratterista più amato dal pubblico romano. Sempre sudato, coi capelli alla bebè come Oliver Hardy, una sola espressione in viso, pronto al pianto isterico e alla battuta pesantissima, più che una spalla per Tomas Milian-Monnezza, Pippo Franco e Cannavale, Bombolo è la presenza piu' sincera della romanità nel nostro cinema e la verifica che questo cinema èfatto di volti e di voci. Senza Bombolo, Pippo Franco non è più lo stesso, e nemmeno Milian-Monnezza".
(fonte: panorama)

mercoledì 19 novembre 2014

40 ANNI FA IL DEBUTTO IN TV DEL TENENTE COLOMBO

Quarant'anni fa il tenente Colombo esordiva sui teleschermi italiani. Oggi vi è ancora, e milioni di telespettatori lo seguono affascinati. Peter Falk, mito senza tempo.

Peter Falk
È entrato nelle case degli italiani quarant’anni fa. E non se ne è più andato. È il tenente Colombo, protagonista della serie tv che ha esordito sugli schermi italiani il 16 novembre 1974 grazie a Koper Capodistria per poi passare alla Rai e quindi a Mediaset, dal lungo matrimonio con Rete 4 alle repliche di oggi su Top Crime, fino alle emittenti Fox.

Salotti italiani degli anni ’70 così diversi da quelli frequentati dallo stazzonato poliziotto italoamericano della Omicidi di Los Angeles a cui ha dato il volto Peter Falk. Leggenda vuole che l'impermeabile di Colombo sia stato acquistato dallo stesso Falk nel 1968 giusto prima di girare il pilota "Prescrition: murder".
Sette stagioni nella serie classica, prodotte dalla Universal Television e trasmesse dalla Nbc dal 1971, seguite dalle quattro della serie moderna, in Italia "Il ritorno di Colombo", coprodotta dallo stesso Falk, trasmessa dal 1989 dalla Abc, distribuite in più di quaranta Paesi in tutto il mondo, con episodi diretti e interpretati da future star come Steven Spielberg, Ben Gazzara, la leggenda del folk Johnny Cash e Jonh Cassavetes.

Un successo e una longevità straordinari per un giallo in cui all’inizio si conosce già l'assassino. È questa la caratteristica principale della narrazione, felice intuizione dei creatori Richard Levinson e William Link, compagni di college appassionati di polizieschi.

La calamita per lo spettatore è scoprire come il detective riuscirà a smascherare quello che sembra un delitto perfetto. Un canovaccio pressoché inalterato negli oltre 70 episodi del serial, a eccezione di qualche sperimentazione, come "L'ultimo saluto al commodoro" dove il presunto omicida non è quello visto nei primi minuti.

Peter Falk conquistò sei tra Emmy e Golden Globe per il suo tenente di polizia, così familiare anche senza avere un nome, lui come il suo basset hound (chiamato «cane»...) e come la signora Colombo, sempre evocata ma mai vista sullo schermo né nominata in modo diverso se non con un generico «mia moglie».
Un attore sui generis anche a causa di quello sguardo spiazzante dovuto a una protesi all’occhio, ricordo di un tumore asportato in tenerà età. Falk muore nella primavera del 2011 con la mente sconvolta dall’Alzheimer. Colombo continua a vivere nel flusso continuo delle repliche tv di mezzo mondo, e nel lavoro della figlia adottiva Catherine, investigatrice privata.
(fonte: il tempo)