martedì 24 marzo 2015

Tranquilli, ci siamo ancora...

Impegni di vario genere ci hanno tenuto un po' lontani in queste ultime settimane, ma i nostri aggiornamenti stanno x tornare e con grosse notizie! Ancora un giorno o due di pazienza. We are back!

venerdì 13 marzo 2015

LA LOCATION DI "DIRTY DANCING" E' UN CUMULO DI MACERIE

Che cosa resta della residenza di "Dirty Dancing" dove Johnny e Baby si lasciavano andare alle loro "danze proibite"? Cade a pezzi, e nel disenteresse più totale.



C’era una volta la Borscht Belt, un insieme di alberghi esclusivi costruiti nella zona nord dello Stato di New York. I resort punteggiavano le montagne Catskill. Le famiglie trascorrevano le loro giornate estive nuotando nelle piscine e a ballare nei locali fino a tarda notte.




Tutti conosciamo le Catskill anche se magari in quel posto non ci siamo mai stati. Molti hanno visitato quel luogo, con l’immaginazione tutti quelli che hanno visto almeno una volta “Dirty Dancing”, il film del 1987 con Patrick Swayze e Jennifer Grey.
Ora la Borscht Belt e quell’albergo non esistono più. La sala dove Johnny Castle e Frances “Baby” Houseman ballavano i loro passi “proibiti” ora non è altro che un mucchio di macerie.


Le stanze, la hall, la piscine: sta tutto sparendo sotto la vegetazione. Quel luogo di vacanza è scomparso. Le stanze che fecero da location ad uno degli amori più famosi del grande schermo ora è solo un altro ricordo.
(fonte: la stampa)

giovedì 5 marzo 2015

ORNELLA MUTI: VI RACCONTO I MIEI 60 ANNI

Pensare che Ornella Muti sta per compiere 60 anni è esercizio difficile per tutti i suoi fan. La musa del cinema italiano e sogno di milioni di fan è ancora una bellissima donna e attrice sempre impegnatissima, sopratuuto all'estero.


Ornella Muti per anni è stata il volto del cinema italiano, dove ha debuttato a soli 14 anni; una rivista americana l'ha incoronata qualche anno fa l'attrice di film di fantascienza più bella di ogni tempo (per "Flash Gordon" di Mike Hodges era la Principessa Aura, figlia di Max von Sydow); ma è finita anche sulla copertina di Time e a soli 28 anni ha calcato il palco più ambito di Hollywood per consegnare l'Oscar al miglior film straniero. Nella sua carriera ha girato quasi 200 pellicole
Francesca Romana Rivelli, in arte Ornella Muti, spegne 60 candeline il 9 marzo, ma il tempo con lei, nonostante una vita come le montagne russe, è stato particolarmente generoso: dimostra molti anni di meno.

Nemmeno la carriera professionale sembra arrestarsi: torna nei prossimi giorni sul set in un horror spagnolo diretto da Fran Kapilla. Ha appena terminato le riprese da protagonista di "Checkmate" ("Scacco matto"), film inglese del regista Jason Bradbury, al suo fianco Sian Phillips (vincitrice di un Golden Globe) e Achlam Nieober. Nel film Muti interpreta una strega che giocando una partita a scacchi con la sorella deciderà le sorti e la vita di una coppia di innamorati. 
Tra i progetti futuri un film in Argentina al fianco di John Malkovich (con cui aveva già recitato nel 2001 in "Hotel" ndr). Insomma se nel suo paese lavora poco, a livello internazionale, dove ha calcato i set di mezzo mondo per Ornella Muti si può parlare di una nuova rinascita.
    Le cronache italiane invece sono tornate a occuparsi di lei per una vicenda che risale al 2010, passata nei giorni scorsi a sentenza (è stata condannata per i reati di truffa e induzione al falso): l'attrice, che avrebbe dovuto recitare da protagonista nell''Ebreo', presentò un certificato che attestava una laringotracheite e lo spettacolo, previsto il 10 dicembre di quell'anno al Teatro Comunale Verdi di Pordenone, non andò in scena. Ma negli stessi giorni apparve ad un cena in Russia accanto al presidente Putin. "Sono completamente scioccata da questa sentenza, sono stata quasi 5 anni fa in Russia per un evento di beneficenza. All'epoca ho avuto un problema di abbassamento di voce che non mi ha permesso di recitare e mi ero resa disponibile a recuperare lo spettacolo. Io non ho mai preso 25000 euro di anticipo visto che il contratto non era a mio nome non ne conoscevo affatto il contenuto", ha spiegato.
   Nata il 9 marzo del 1955, Ornella Muti impara presto a convivere con due culture: quella del padre, un giornalista napoletano, e quella della mamma, una scultrice estone, che conserva la nostalgia della sua terra. Gli occhi blu cobalto e il volto di porcellana, la fanno diventare subito una diva quando esordisce nel cinema a 14 anni con "La moglie più bella" (1970) di Damiano Damiani che le suggerisce quel nome d'arte che diventerà un marchio di fabbrica. 
L'incontro professionalmente più importante nel 1974, l'anno di "Romanzo popolare" di Mario Monicelli, con Ugo Tognazzi. E se nel corso della sua carriera transiterà per Hollywood, passando dalle astronavi di Flash Gordon ai costumi dell'Odette di Marcel Proust in "Un amore di Swann" insieme a Jeremy Irons, Fanny Ardant, Alain Delon, le sue prove più significative resteranno quelle con i registi italiani, Marco Ferreri in primo luogo. Con "L'ultima donna" e "Storie d'ordinaria follia", ha modo di affrontare due ruoli intensi, fino all'ultimo film girato con il regista, "Il futuro è donna" (1984). 

E ancora "Come una rosa al naso" di Franco Rossi, con Vittorio Gassman; "La stanza del vescovo" e "Primo amore", entrambi di Dino Risi, nuovamente con Ugo Tognazzi; "I nuovi mostri" di Monicelli-Risi-Scola, candidato al Premio Oscar quale Miglior film straniero nel 1978.
  Nel 1982 viene scelta come madrina per consegnare A Los Angeles l'Oscar (di una bellezza sconvolgente, aveva 28 anni) al miglior film straniero vinto dalla pellicola "Mephisto" di István Szabó con protagonista Klaus Maria Brandauer: è lei ad aprire la busta e ad annunciare in inglese il vincitore.
Tra le ultime prove un cammeo nel film di Woody Allen "To Rome with love" (2012). Nella vita è sempre stata una mamma chioccia. Tre figlie, Naike Rivelli, Andrea e Carolina (figli dell'ex marito Federico Facchinetti). Due nipoti, Akash e Alessandro. Naike ha inciso anche un disco, ma si fa più che altro notare per la sua mania di pubblicare su social selfie bollenti, ma Ornella non dà peso.
Tra i suoi film "Il bisbetico domato" e "Innamorato pazzo" (con Adriano Celentano con cui si narra l'attrice abbia avuto un flirt); "Tutta colpa del Paradiso" (Francesco Nuti), "Io e mia sorella" (Carlo Verdone, Nastro d'argento come miglior attrice protagonista), il regista la dirige anche in "Stasera a casa di Alice"; "Codice privato" (Maselli, ancora Nastro). Muti ha recitato anche al fianco di Sylvester Stallone (in Oscar - Un fidanzato per due figlie), è stata diretta da Francesco Rosi in "Cronaca di una morte annunciata" con Rupert Everett e ancora nel "Frullo del passero" con Philippe Noiret. 

E' stata protagonista dell'episodio 'La domenica specialmente' di Giuseppe Bertolucci. Ma anche tanta tv tra cui Il conte di Montecristo con Gerard Depardieu; con Christian De Sica il fortunato telefilm "Lo zio d'America"; "Domani" (2001) di Francesca Archibugi. Il regista cileno Miguel Littin di Terra del fuoco (2000) la trasporta nella Patagonia per raccontare lo sterminio degli indios e le avventure dei cercatori d'oro. Ha recitato anche in tre film di Peter Greenaway. Nel 2005 è madre e nonna glaciale in "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa" di Asia Argento, tratto dal duro romanzo di J.T. Leroy. 
(fonte: ansa)

lunedì 2 marzo 2015

ADDIO A TALUS TAYLOR, IL CREATORE DI BARBAPAPA'

Addio al papà di... Barbapapà. Talus Taylor è morto a Parigi all'età di 82 anni. Lascia orfana tutta la Barba famiglia e i milioni di fans dei personaggi gommosi.


«Resta di stucco è un barbatrucco»: tutti i bambini conoscono la frase cult di Barbapapà. Il “papà” di quel personaggio morbidoso, gommoso e duttile con la sua numerosa colorata famiglia di Barbamamma e ben sette Barbottini, è scomparso, a Parigi all’età di 82 anni.

Talus Taylor, artista statunitense di origine irlandese, da sempre residente a Parigi, è stato uno dei fumettisti più noti e allo stesso tempo più riservati. Nato a San Francisco, con un passato giovanile classicamente hippy, era noto per la proverbiale maniacalità nel suo lavoro al punto che non diede l’autorizzazione anni fa a una serie animata giapponese pronta su Barbapapà perché «non all’altezza», dando solo successivamente il permesso.

La nascita del personaggio fu nel pieno del Maggio francese, ma di politico quella storia ha ben poco. «Ero un giovane insegnante di matematica e Annette - aveva raccontato in un’intervista l’artista - era una studentessa di architettura alla Sorbona. In quel bistrot francese, mentre gli studenti parlavano di filosofia e rivoluzione, io cercavo di conquistare Annette e cominciai a fare disegni semplici sulla tovaglia. È nato così il personaggio e anche il mio matrimonio».

Il mondo di Barbapapà dopo 45 anni continua ad affascinare: semplice e coccoloso, con una vocazione ambientalista quanto mai d’attualità. La serie a fumetti, firmata da Annette Tison e Talus Taylor, fu pubblicata in Francia a partire dal ’70, edita in tutto il mondo in 30 lingue (in Italia da Mondadori). Ha dato vita ad un film e a varie serie televisive ancora oggi molto amate.

«Siamo riusciti a toccare il cuore dei bambini negli anni ’70 e poi negli ’80, ora quei bimbi sono genitori e con i loro figli continuano a seguirci. Abbiamo grande senso di responsabilità nei loro confronti. Barbapapà comunica infatti un senso della famiglia che tranne l’eccezione dei Simpsons non è mai compreso nei cartoni animati. I Barbapapà - raccontò citando i risultati di varie ricerche scolastiche a proposito - sono amati dai figli di genitori separati proprio perché comunicano il senso di famiglia, per di più numerosa».
(fonte. la stampa)

SUPERCLASSIFICA STORY, LE TOP TEN DELLA SETTIMANA NEL 1975, 1985 E 1995

Dopo una breve vacanza ecco di ritorno l'appuntamento della domenica con "Superclassifica Story"


TOP TEN DEL 1° MARZO 1975


  1. Un corpo e un'anima -Wess e Dori Ghezzi
  2. Un'altra donna - I cugini di campagna
  3. Sereno è - Drupi
  4. Kung fu fighting - Carl Douglas
  5. Romance (Beethoven ' 74) - James Last
  6. Sugar baby love - The Rubettes
  7. You're the first, the last ..- Barry White
  8. Emanuelle - The Lovelets
  9. E la vita,la vita - Cochi e Renato
  10. Lu maritiello - Toni Santagata

TOP TEN DEL 2 MARZO 1985


  1. Noi ragazzi di oggi - Luis Miguel
  2. Una storia importante - eros Ramazzotti
  3. The Wild Boys - Duran Duran
  4. Last Christmas - Wham 
  5. The power of love - Frankie Goes to Hollywood 
  6. Se m'innamoro - Ricchi e Poveri
  7. Do they know it' Christmas - Band Aid 
  8. Souvenir - Matia Bazar 
  9. Never ending story - Limahl
  10. When the rain begins to fall - Jermaine Jackson &Pia Zadora 


TOP TEN DEL 4 MARZO 1995



1. No more I love you's - Annie Lennox  
2. Lick it -20 Fingers  
3. Senza averti qui - 883  
4. Gente come noi - Ivana Spagna  
5. Your loving arms - Billie Ray Martin 
6. 
Round and around - Ti.pi.cal   
7. Move your ass - Scooter  
8. Boom boom boom - Outhere brothers  
9. 
Spaceman- U.S.U.R.A 
10. Piu' di cosi' - Antonella Arancio 

venerdì 27 febbraio 2015

ADDIO LEONARD NIMOY. SPOCK E' PARTITO PER L'ULTIMA FRONTIERA

Spock è partito pe il suo ultimo viaggio. Chissà quali altre galassie esplorerà ora, magari ritrovando antichi compagni di viaggio dell'Entreprise, scomparsi prima di lui come Scott e McCoy. Addio ad un grande attore, un artista completo, un personaggio indimenticabile. Addio signor Leonard Nimoy e grazie di tutto.

Leonard Nimoy
 L'ultimo teletrasporto per il Signor Spock. Leonard Nimoy, il vulcaniano con le orecchie a punta, icona universale della serie "Star Trek" si è spento nella sua casa di Bel Air, a Los Angeles, all’età di 83 anni.

Il suo viso, metà alieno e metà umano, in pochissimo tempo diventò molto popolare. E quello sguardo tagliente e misterioso incorniciato in un volto inconfondibile, divenne il soggetto raffigurato su t-shirt, tazze, poster, murales e vignette in ogni angolo del mondo. Ben oltre i confini temporali della serie, che durò solo tre anni (dal 1966 al 1969).


Nimoy fu però, e in pochi lo ricordano, anche molto altro: regista prima di tutto, musicista e perfino poeta. I 79 episodi che lo videro protagonista indiscusso a fianco del capitano Kirk (William Shatner) sull’astronave Enterprise lo portarono al successo che venne poi bissato nel primo film tratto dalla serie tv nel 1979, per la regia di Robert Wise.

Da qui inizia anche la carriera dietro la macchina da presa con diversi episodi televisivi di T.J. Hooker e poi con la consacrata operazione remake di "Tre uomini e una culla", quel "Tre scapoli e un bebé" (1987) con Steve Guttenberg, Tom Selleck e Ted Danson.



Nimoy era tornato sul set interpretando l’intramontabile Spock negli ultimi due film di Star Trek diretti da J.J. Abrams, "Star Trek" nel 2009 e "Into the darkness" (2013). La conferma della morte per una malattia polmonare l’ha ufficializzata la sua seconda moglie Susan Bay Nimoy. Un saluto vulcaniano indice e medio separati dall’anulare e mignolo insieme lo accompagnerà per sempre tra le galassie.
(fonte: il fatto quotidiano)

mercoledì 25 febbraio 2015

70 ANNI PER TEO TEOCOLI

Tanti auguri Teo Teocoli. Un grande del cabaret che giunge alla soglia dei 70 anni, ma che ha sempre lo stesso sguardo del ragazzo che imitava Adriano Celentano e tentava di seguirne le orme da cantante.

Teo Teocoli
 Teo Teocoli compie 70 anni. Lo showman, in tour in questi mesi con lo spettacolo teatrale di successo "Restyling Faccio Tutto", festeggerà in tv con il pubblico domenica 1° marzo, a "Che tempo che fa" di Fabio Fazio, e oggi a casa con gli amici più stretti e con un ospite attesissimo, in arrivo in queste ore da Napoli, Felice Caccamo.

"Spegnerò le candeline con Felice per i miei settant'anni", dice Teocoli, "e approfitteremo per parlare di lavoro: con l'autore Marco Posani sto finendo di scrivere, infatti, una commedia in due atti, dal titolo "Pasqua in casa Caccamo", che ha per protagonista il famoso giornalista partenopeo, direttore delle due testate "Financial Naples" e "'O Vicolo", che da anni vende decine e decine di copie".

Raggiunto telefonicamente mentre è in viaggio sull'Autosole verso Milano, alla volta di casa Teocoli, lo stesso Caccamo conferma l'indiscrezione sulla commedia che lo vedrà in teatro a breve, ma non si sbilancia: "Ho subito accettato l'invito del signor Teocoli, sono entusiasta...di più, sono Felice come una Pasqua!"
(fonte: askanews)


martedì 24 febbraio 2015

HEIDI TORNA IN VERSIONE 2.0, MA E' POLEMICA

Heidi torna in versione 2.0, ma che delusione. Addio al dolce disegno della bimba che scende dai monti, ora Heidi è una specie di Barbie della montagna.



Torna Heidi, e le caprette le fanno wow! Ora ha uno stacco di coscia non indifferente, un vitino da vespa e una caviglia sottile da tacco 12. La pastorella, prima e dopo la cura, appare sul canale pubblico tedesco Zdf, che ha mandato in onda i primi episodi di questo nuovo ciclo.

Più che di una nuova stagione è meglio parlare di reeboot in quanto la storia ricomincerà esattamente dall’inizio e proseguirà con tutte le vicende che conosciamo a menadito. Con Heidi torneranno anche il nonno, il cane Nebbia, Petar, Clara e la signorina Rottenmeier: tutti, naturalmente, in 3D. L’impressione è che sia andata perduta quella poesia da disegno a matita di cui tutta la serie era inebriata.



Non dimentichiamoci che Heidi, così come l’abbiamo imparata a conoscere, è figlia (in parte) anche del maestro Miyazaki, artigiano del cartone animato e premio Oscar per i suoi film d’animazione. Ora, la nuova Heidi sembra un videogioco (fatto anche male) e così arriverà agli occhi delle nuove generazioni.

I bambini italiani non saranno risparmiati in quanto il cartone animato arriverà anche sui nostri schermi il prossimo autunno. 39 puntate da 26 minuti circa che ricalcheranno quella storia che debuttò sulla Rai nel 1978 e che, ancora oggi, dopo decenni e generazioni, continua a mietere un successo inarrestabile.

Che Heidi sia cambiata lo testimonia anche la sigla: il motivetto è sempre lo stesso ma, almeno nella versione tedesca, ha una base dance che trasforma le Alpi in un prive del Cocoritò.
Ma come ha accolto il pubblico tedesco questa nuova versione della pastorella di casa? Manco a dirlo, con un mare di polemiche. Su Twitter è partito una sorta di movimento di indignazione che la butta sulla mancanza di valori e sulla nostalgia degli anni che furono. C’è chi scrive “Per voi nulla è sacro” e chi addirittura implora di finirla qui: “Vi sarei grato se la smetteste di rovinarmi l’infanzia che ho avuto”.
(fonte: excite)

lunedì 23 febbraio 2015

CLAUDIO CECCHETTO RACCONTA MAURO REPETTO DEGLI 883

Claudio Cecchetto racconta gli 883 e in particolare la storia di Mauro Repetto, il membro del gruppo che nn cantava mai. E a "Domenica Live" carrambata: a ritrovatare la voce di "Gioca jouer" arriv anche Sandy Marton



Claudio Cecchetto era ospite in studio di Barbara d'Urso a "Domenica Live", e ha raccontato  la nuova vita dell'ex 883 Mauro Repetto, recentemente riapparso in tv con un videomessaggio da Disneyland.

Nel video era con la moglie per raccontare il suo lungo e felice matrimonio, che dura da 23 anni, e ripercorrere la sua fortunata carriera di dj, produttore discografico e scopritore di talenti, tra cui proprio la coppia pop formata da Max Pezzali e Mauro Repetto. “All'inizio Mauro faceva finta di suonare la chitarra ma gliel'ho sconsigliato fin da subito: si vedeva troppo che stesse fingendo. Quindi lo invitai a ballare sul palco intorno a Pezzali. Evidentemente, ha funzionato", ha spiegato Cecchetto, confermando che la spalla di Pezzali non sapesse né cantare, né suonare.

Prima ancora di vedere il videomessaggio, Claudio Cecchetto ha poi raccontato cosa è accaduto al ballerino dopo aver detto addio agli 883: “Quando ha lasciato il gruppo, si è trasferito in Francia ma è rimasto un pazzo, ve lo posso assicurare. Oggi fa spettacoli ogni sera in teatro davanti a cinquanta persone e ne è molto felice, è la sua libidine”

Non solo Repetto. Durante la trasmissione Cecchetto ha ricevuto altre sorprese: l'ingresso inaspettato del primogenito Jody, il videomessaggio della mamma e l'arrivo in studio di Sandy Marton, una delle scoperte del famoso talent scout, che tra gli altri ha lanciato star come FiorelloLeonardo Pieraccioni e, prima ancora, Lorenzo Jovanotti.
(fonte: tgcom24)

venerdì 13 febbraio 2015

ADDIO A STEVE STRANGE, VOCE DEI VISAGE

Se ne è andato Steve Strange, voce dei Visage, gruppo pop che era riuscito a marcare un'epoca con una sola canzone "Fade to grey". La notizie è giunta nelle serata di giovedì poco prima che gli Spandau Ballet salissero sul palco dell'Ariston. Al loro amico e collega è stata dedicata l'esibizione a Sanremo.

Steve Strange, voce dei Visage
Steve Strange, cantante dei Visage, alfieri del synth-pop inglese anni Ottanta, è morto per cause non specificate all'età di 55 anni. Il frontman è stato colpito da un attacco cardiaco in Egitto, all'ospedale internazionale di Sharm el-Sheikh, in Egitto".
L'artista, all'anagrafe Steven John Harrington, negli ultimi anni aveva affiancato la sua attività di cantante a quella di manager dei Last In Line, supergruppo composto da Vinny Appice (due dischi di studio, due live e una compilation come membro dei Black Sabbath, sette di studio con i Dio), Vivian Campbell dei Def Leppard, Jimmy Bain degli ex Dio di Ronnie James Dio e Andrew Freeman, già nei Lynch Mob.



Notizie poco rassicuranti sulla salute di Strange erano già state diffuse a dicembre: la stampa d'oltremaninca aveva riferito di un suo ricovero al Princess of Wales Hospital di Bridgend per un'infezione ai bronchi e un blocco intestinale.

Scioltisi nel 1985, dopo la pubblicazione di "Beat boy", i Visage si erano riformati nel 2004, ma solo nel 2013 avevano pubblicato il loro quarto album di inediti in studio, "Hearts and knives", al quale seguì, solo lo scorso mese di dicembre, "Orchestral", disco di brani di repertorio riarrangiati con la collaborazione dell'orchestra filarmonica di Praga.
(fonte: rockol)

giovedì 12 febbraio 2015

CON GLI SPANDAU BALLET IL FESTIVAL TORNA AGLI ANNI 80

 Gli Spandau Ballet sul palco dell'Ariston. Sembra un titolo di giornale degli anni '80, quando la band di Tony Hadley sfidava i Duran Duran. Invece siamo nel 2015, e la mitica band è di ritorno più in forma che mai.



 Il Festival di Sanremo fa un tuffo negli anni Ottanta. Sul palco dell'Ariston arrivano gli Spandau Ballet, per la quarta volta al Festival. Trent'anni fa si spartivano il mondo musicale pop con i Duran Duran, poi dopo 10 anni di successi, è arrivata la separazione non consensuale, cui sono seguite beghe processuali e litigi più o meno plateali con Gary Kemp - autore delle canzoni, che si è tenuto tutti i diritti - da una parte e il resto della band, rimasta a becco asciutto, dall'altra.

Sembrava impossibile rivederli insieme, almeno fino a 5 anni fa, quando è partita l'operazione nostalgia. Deposta l'ascia di guerra ("Non è più tempo di parlare dei nostri problemi, ormai siamo tornati insieme", dice Gary artefice anche del film-documentario "Souls Boys of the western World" che racconta la loro storia e che è stato presentato all'ultimo festival del cinema di Roma), gli Spands sono arrivati a Sanremo per promuovere il tour internazionale che toccherà anche l'Italia tra il 24 e il 30 marzo con tappe a Milano, Torino, Padova, Firenze, Roma, "un modo per connetterci con il nostro pubblico".

"A riguardare come eravamo allora - dice ancora Gary - sembra di vedere un film di guerra. Immagini lontanissime. Anche una testimonianza di come sono cambiati gli Spandau e di come sia cambiato il mondo". In canna hanno tre nuovi singoli, "siamo produttivi e sarebbe un peccato se non riuscissimo ad arrivare a un album nel giro di qualche mese. Ci sono vibrazioni positive", annunciano, spiegando anche che non hanno timore di rimanere confinati tra i ricordi dei quarantenni di oggi. "Impossibile non sentir parlare degli Spandau. I ragazzi ci conoscono e verranno a sentirci".

I live saranno una celebrazione del gruppo, ci sarà un po' tutta la produzione di Hadley & Co. "Alcune canzoni hanno avuto un grande significato per i nostri fan". L'ultima battuta, sollecita da una domanda, è per i giovani degli anni Ottanta, che uscivano perdenti dal confronto con i 5 inglesi nel cuore delle coetanee: "Sorry about that - dice Steve Norman -. Ma il lavoro duro, qualcuno lo deve pur fare".
(fonte: ansa)

mercoledì 11 febbraio 2015

TE LO DO IO SANREMO: LE PAGELLE DEGLI ALTRI BIG

Eccoci alla seconda serata di Sanremo. La seconda serie di Campioni è passata in rassegna e noi eravamo qui in prima linea, biro alla mano, per giudicare, in totale libertà.



NINA ZILLI: VOTO 6,5
Con quella voce (e quelle gambe) potrebbe anche cantare le pagine gialle e farebbe un figurone. La cnzone non è male, ma si regge troppo sull'interprete ed è come una bolla di sapone: dopo poco esplode e finisce l'illusione.

MARCO MASINI: VOTO 6
Forse una delle canzoni più mediocri che ha portatoa Sanremo. Il brano parte bene, ma prende strade tortuose e non cresce.

ANNA TATANGELO: VOTO 5.5
Ha il fisico e la voce, ma le canzoni sono sempre la solita robetta. La si ascolta e ci si concentre sulla qualità della voce, ma raramente su quello che canta.

RAF: VOTO 5.5
Con tutta la simpatia per il cantautore che fu, ormai da tempo ci fa dubitare sulle sue qualità vocali e le scelte artistiche. Il brano che porta al Festival è ben poca cosa. Siamo lontani da "Cosa resterà di questi anni '80"



IL VOLO: VOTO 8
Sono giovani, carini, bravi e con una voce da brivido. Il pezzo è da brivido, anche se un po' stereotipato. Meritano mesi di tournée all'estero e, forse, anche la vittoria a Sanremo

IRENE GRANDI: VOTO 7
Una proposta che spiazza: una canzone intimista, di grande spessore, affascinante. Forse manca la zampata vincente, ma resta comunque una proposta di classe.

LORENZO FRAGOLA: VOTO 5
Per salire su un palco non basta avere un bel faccino, bisogna anche saper cantare, saper usare la voce e, magari, anche conoscere le basi della dizione. Tutte cose che "il fragolino amoroso"  non ha pensato essere utili. A qualcuno magari piacerà anche così, a noi no!

BIAGGIO E MANDELLI: VOTO 5.5
I soliti idioti giocno a fare i Cochi e Renato degli anni Duemila. La prova sul palco è abbastanza convincente, ma il testo è ben poca cosa e presto ci si ritrova a rimpiangere i due veri Maestri  del cabaret.

BIANCA ATZEI: VOTO 8
Una di quelle voci che ti emozionano. La canzone sembra uscita dagli anni '60, ma dopo un primo stordilemento si ritrova la strada e ci si lascia trasportare dalla magia del brano.

MORENO: VOTO 7
Giovane, furbo, sfrontato. La voce non è un granché, ma il talento c'è e si vede. Il pezzo poi entra in testa facilmente. Sicuramente una delle scoperte di questo Sanremo.

martedì 10 febbraio 2015

TE LO DO IO SANREMO: LE NOSTRE PAGELLE

Sanremo fa discutere, arrabbiare e, qualche volta, sognare. E tutti alla fine ne parlano, anche quelli che non lo guardano. Con "Te lo do io Sanremo" vogliamo accompagnarvi alla scoperta delle canzoni di questa 65esima edizione del Festival.


CHIARA: VOTO 6.5
Bello il ritornello, bella l'interpretazione, ma la canzone manca di quell'originalità che le potrebbe garantire il grande salto.

GIANLUCA GRIGNANI: VOTO 6.5
Il testo c'è, il personaggio anche, ma la voce è la grande assente. La canzone promette ma non mantiene...

ALEX BRITTI: VOTO 5.5
Pezzo da grande chitarrista, si attende il graffio vocale di Britti, ma poi sembra che perda un po' l'orientamento. A qualcuno è piaciuta molto. A noi, no.

MALIKA AYANE: VOTO 7
Voce e presenza da grande artista, canzone elegante e promettente. Malika pero' decide di trattenere la voce e non libera la sua estensione, alla fine la canzone ne perde un po'

DEAR JACK: VOTO 6
Piaceranno di sicuro ai più giovani, ma a quelli che ancora pensan che un cantante debba avere una bella voce resta solo il ritmo. 

LARA FABIAN: VOTO 6.5
Effetto Dalida sul Festival. Come negli anni Sessanta all'Ariston sbarca la canzone con l'acccento francese. La canzone è pronta per un mercato internazionale, magari in inglese. Quello italiano ha lasciato indietro questo tipo di brani basati solo su gorgheggi. Ma la classe c'è e si vede.

NEK: VOTO 7.5
Un terremoto. C'è la musica, c'è l'interpretazione e c'è il personaggio. Grande canzone, che entra subito e sa tanto di vittoria...

DI MICHELE/COLUZZI: VOTO 5.5
Se Platinette aveva bisogno di una canzone-terapia, l'ha avuta. Grazia Di Michele ha aggiunto la sua classe vocale (un po' troppo alla Mannoia), ma alla fine la canzone non convince.

ANNALISA: VOTO 6
C'è la voce, il personaggio e la canzone e piacevole, ma il peccato originale è che sa di déjà vu ed è anche troppo in linea coi cliché sanremesi.

NESLI: VOTO 5
Quando esce ci si chiede "ma chi è?". Quando canta la domanda resta senza risposta. Ha coraggio, sa stare sul palco, ma a Sanremo ci sta come un cavolo a merenda

lunedì 9 febbraio 2015

TE LO DO IO SANREMO: I "TROMBATI" DEL FESTIVAL

Riecco "Te lo do io Sanremo", la nostra rubrica controtendenza che racconta le verità scomode dietro il sipario del Festival.


"Trombati" a Sanremo, eppure hanno fatto la storia della musica italiana: Vasco Rossi, Zucchero, Gino Paoli, Renato Zero, Ornella Vanoni, Elio e le Storie Tese, Patty Pravo, Enzo Jannacci, Fiorella Mannoia. Sono alcuni dei tanti divi della musica che, nel corso degli anni, hanno calcato il palco di Sanremo stringendo poi in mano solo un pugno di mosche. 

Come dimenticare il giovanissimo Vasco Rossi che canta «Vita spericolata» sotto i riflettori del Festival? Correva l’anno 1983 e il penultimo posto nella classifica finale lascia ancora oggi a bocca aperta. «Vita spericolata» sarebbe diventata uno dei classici della musica italiana e un manifesto per varie generazioni. Lo stesso anno il brano avrebbe raggiunto il sesto posto nella classifica dei 45 giri più venduti. Nella stessa edizione del Festival fece scalpore la performance offerta da Vasco agli spettatori dell’Ariston: all’attacco dell’ultimo ritornello il rocker saluta e abbandona il palco, lasciando il playback a terminare la canzone. Come dire, vi svelo tutto e subito.


Ma non è l’unico caso di talento non riconosciuto al Festival della canzone italiana. Altro caso eclatante fu Zucchero «Sugar» Fornaciari. Nel 1985 il suo fortunato singolo «Donne» non lo fu altrettanto nella città dei fiori. La canzone fu attaccata dalla critica e letteralmente ignorata dalle giurie. E la storia si ripete nel 1986. Zucchero partecipò per la quarta volta a Sanremo col brano «Canzone triste» e si piazzò alla ventunesima e penultima posizione. 


Discorso leggermente diverso spetta a Renato Zero che, seppur arrivato secondo al traguardo, deve a Sanremo una sorta di rinascita artistica. Nel 1991 partecipò per la prima volta al Festival con una canzone scritta per l’occasione da Mariella Nava, «Spalle al muro». La sua esibizione, così come il significato del brano, ricevettero un lunghissimo applauso con tutto il pubblico in piedi. Alla fine dovette inchinarsi a Riccardo Cocciante e alla sua «Se stiamo insieme» che vinse il primo premio. 

Stesso destino per artisti non certo di secondo piano come Patty Pravo o Elio e le Storie Tese. Su otto partecipazioni al Festival di Sanremo, Nicoletta Strambelli è arrivata sette volte in finale ma non ha mai avuto l’onore di tagliare il traguardo per prima. Anche lei si è dovuta accontentare di due premi della critica, vinti rispettivamente nell’84 e nel ’97 con «Per una bambola» e «...E dimmi che non vuoi morire».

E che dire di Elio e le Storie Tese? Anche la corazzata capitanata da Stefano Belisari ha sfiorato la vittoria proprio due anni fa con «La canzone mononota» che, però, ha dovuto alzare le mani contro la forza di Marco Mengoni. Senza contare "La terra dei cachi" in cui esibizione e canzone rappresentarono uno dei momenti più alti nella storia del Festival.
(fonte: il tempo)

VIA AL 65° FESTIVAL DI SANREMO

E' il momento più importante dell'anno per la tv e la canzone italiana. E' il momento del Festival. Da domani e fino a sabato. Come una volta, ma con meno poesia. Sanremo non è più lo stesso, la magia non è più la stessa. Solo la nostra nostalgia lo rende ancora interessante. Viva Sanremo...

sanremo-2015
Il Festival di Sanremo 2015 ricorderà Pino Mango e Pino Daniele. Ci sarà anche Enrico Ruggeri che invece interverrà per ricordare Giorgio Gaber, Giorgio Faletti e Enzo Jannacci, celebrando i 30 anni della Nazionale Cantanti.

Intanto, domani, nella prima serata del Festival si esibiranno solo dieci dei 20 big in gara (Annalisa, Malika Ayane, Alex Britti, Chiara, Dear Jack, Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, Lara Fabian, Gianluca Grignani, Nek, Nesli) . Il sistema di votazione sarà misto, cioè il televoto e la giuria Sala Stampa.
Gli ospiti della prima serata saranno Al Bano & RominaTiziano Ferro, gli Imagine Dragons.

Questo il programma della rassegna:

Martedì 10 febbrai si esibiranno solo dieci dei 20 big in gara e che il sistema di votazione sarà misto, cioè il televoto e la giuria Sala Stampa.
Mercoledì 11 Febbraio si esibiranno gli altri 10 big che verranno sottoposti ad un sistema di votazione misto, cioè il televoto e la giuria Sala Stampa.
Sul palco del Teatro Ariston inoltre debutteranno anche i primi quattro giovani delle Nuove Proposte, ma solo due verranno ammessi alla finale di venerdì 13.

Giovedì 12 Febbraio, la terza serata del Festival di Sanremo è quella delle cover, con cui i 20 big in gara renderanno omaggio alla canzone italiana esibendosi con un brano famoso. Come sempre alla fine della serata è prevista la premiazione della miglior interpretazione stabilita dal televoto e dalla sala stampa. Nel corso della terza serata inoltre si esibiranno anche gli altri quattro artisti in gara nella sezione Nuove Proposte e alla fine conosceremo i nomi dei quattro finalisti.
Venerdì 13 Febbraio sarà proclamato il vincitore della sezione Nuove Proposte di Sanremo 2015. Si esibiranno inoltre tutti i 20 big in gara e alla fine della serata verrà annunciata la prima classifica che determinerà l’esclusione dalla gara degli ultimi quattro cantanti.

Sabato 14 Febbraioserata finale, si esibiranno i big rimasti in gara che verranno votati attraverso il televoto, la giuria di esperti e la giuria demoscopica.
Alla fine verranno annunciati i tre finalisti che si esibiranno di nuovo e solo a fine serata si conoscerà il nome del vincitore di Sanremo 2015.

Interessante il “Dopo Festival” in versione esclusivamente web, che andrà in onda e in diretta dal Casinò di Sanremo, per un’ora su sanremo.rai.it . La conduzione è affidata a “la IENA” Sabrina Nobile e allo stand-up comedian Saverio Raimondo.